Dott. Domenico De Fazio :: Interventi :: Chirurgia estetica Seno - mastoplastica, lipofilling, mastopessi, ginecomastia

Chirurgia plastica, estetica e ricostruttiva Seno

La chirurgia plastica del seno comprende gli interventi chirurgici che eliminano oppure migliorano, e correggono imperfezioni, malformazioni, e difetti del seno.
Un seno piccolo, oppure al contrario troppo sviluppato, cadente col sopraggiungere dell'età o flaccido dopo gravidanze e allattamenti, o  un'asimmetria naturale o dovuta a malattia sono i problemi che la chirurgia plastica, ricostruttiva ed estetica al seno è in grado di risolvere.

 

Interventi di chirurgia estetica del seno eseguiti dal Dottor De Fazio
Di seguito elenchiamo i principali interventi di chirurgia plastica ed estetica del seno, cliccate su ciascuno per gli approfondimenti:

Note informative sulla protesi mammaria

Prima di sottoporsi all’intervento di mastoplastica additiva o sostituzione della protesi mammaria e’ importante ricevere le informazioni, di seguito riportate, relative ai rischi e alle possibili complicazioni per poter effettuare una scelta consapevole. I rischi e i benefici possono variare a seconda della paziente e della tecnica chirurgica utilizzata.

Rischi generici
Qualsiasi intervento chirurgico invasivo implica una serie di rischi, quali: infezione, ematoma, disestesie (cambiamenti della sensibilità), dolori post-operatori e ritardo del processo di guarigione della ferita. Fumare può aumentare considerevolmente il ritardo del processo di guarigione della ferita.

Rischi specifici

Rottura (impianti a base di gel):
la protesi può rompersi per danni provocati da strumenti chirurgici o traumi oppure per la normale usura del tempo. La rottura provoca la fuoriuscita del silicone contenuto e conseguente cambiamento di forma e consistenza della mammella, iperestesia e percezione di una massa palpabile prima non avvertita. Normalmente il gel rimane all’interno della capsula fibrosa che racchiude la protesi perché la maggiore di quelle ora in uso è costituita da un gel coesivo che si propaga con difficoltà nei tessuti. Però se la protesi rotta non viene sostituita, con il tempo il gel può espandersi nei tessuti vicini e nei linfonodi ascellari, richiedendo l’intervento chirurgico per la rimozione dell’impianto e della massa di gel, che diventa maggiormente difficoltoso.

Rottura (impianti salini): se la protesi si rompe, lascia fuoriuscire soluzione fisiologica (acqua salata), che viene di norma riassorbita dai tessuti. Anche in questo caso e’ necessario ricorrere ad un intervento chirurgico correttivo.

Contrattura capsulare: lo strato fibroso cicatriziale che si forma intorno all’impianto può subire una contrazione e comprimere l’impianto stesso causando un indurimento, una modificazione antiestetica della forma del seno e, in casi gravi, dolore. Questo rischio, con le nuove protesi a superficie tesaurizzata, è piuttosto raro come molto rare sono le reazioni gravi. Quando si presenta una contrazione pericapsulare evidente, è necessario un re-intervento per allargare di nuovo lo spazio in cui è contenuta la protesi.

Interferenza con la mammografia standard: oscurando parte del tessuto mammario, l’impianto potrebbe impedire la rigorosa precisione di una mammografia standard. Il radiologo, che esegue la mammografia, deve essere sempre informato della presenza di impianti mammari, avere esperienza delle tecniche specifiche e disporre delle attrezzature adatte per l’imaging dei seni con impianti (che normalmente richiedono una lastra in più per seno).

Calcificazione: raramente è possibile che si formino dei depositi di calcio nei tessuti adiacenti l’impianto che provoca indurimento e dolore. Questo deposito in alcuni casi può rassomigliare a quello associato al carcinoma mammario precoce.

Pliche e pieghe: sulla superficie dell’impianto possono formarsi pliche, che potrebbero rendersi visibili sulla superficie della pelle a seconda di come l’impianto è posizionato e del punto in cui si sono formate.
Pliche di grandi dimensioni, o pieghe, rischiano di irritare o danneggiare i tessuti circostanti. Le pieghe possono anche cedere e provocare la conseguente rottura e deflazione dell’impianto.

Rotazione dell’impianto: questa complicanza riguarda le protesi di tipo anatomico: potrebbero ruotare e necessitare di re-intervento per correggere il difetto.

Cambiamenti della sensibilità: l’impianto può influire sulla sensibilità, che tende ad aumentare o diminuire temporaneamente o in maniera definitiva.

Estrusione: in casi rari, l’impianto può comprimere i tessuti sovrastanti assottigliandoli fino a rimanere esposto. Questo fenomeno si manifesta con maggiore probabilità quando le eccessive dimensioni della protesi causano compressione ischemica (insufficiente circolazione sanguigna) e morte dei tessuti. Anche il fumo, ritardando la cicatrizzazione, può provocare l’estrusione dell’impianto.

Insoddisfazione per i risultati estetici: può essere causata da deformità cicatriziali, spostamento dell’impianto, dimensioni inadeguate, asimmetria, forma non rispondente alle attese, palpabilità dell’impianto, ptosi e sensazione di sciacquio nelle protesi saline.

Diffusione dei gel (impianti a base di gel): minime quantità di silicone potrebbero diffondersi o trasudare attraverso la parete dell’impianto. Tale constatazione in donne con o senza impianti mammari – il silicone è utilizzato in numerosi prodotti di largo consumo medicati – rimane una scoperta accidentale senza un significato certo.

Rimozione: gli impianti mammari non devono esser considerati dei dispositivi perenni; interventi chirurgici correttivi potrebbero rendersi necessari in qualsiasi momento, espianto incluso per le complicazioni più gravi.


Ricerche sui rischi connessi all’impianto di protesi mammarie

Oltre ai suddetti rischi di cui si conosce l’esistenza, molti interrogativi sono emersi sulla possibilità che gli impianti mammari a base di silicone possano causare carcinoma mammario, malattie auto-immuni e particolari patologie dei tessuti connettivi. Medici, chirurgi plastici, reumatologi e la AMA (American Medical Association) hanno sottolineato la mancanza di elementi che colleghino gli impianti in silicone con l’insorgenza di patologie dei tessuti connettivi. Inoltre diversi studi sono stati in grado di fornire una serie di dati preliminari rassicuranti, a dimostrazione che non esiste connessione tra impianti mammari in silicone, tumore e patologie dei tessuti connettivi.

Ulteriori informazioni
Oltre alle suddette informazioni, il chirurgo è disponibile a discutere con la paziente su rischi e benefici delle procedure chirurgiche attuabili nel singolo caso e alternative all’impianto mammario.

Garanzia delle case produttrici
Le case produttrici assicurano un’adeguata cura nella realizzazione e produzione delle protesi, ma non garantiscono risultati positivi né escludono esiti negativi dopo l’impiego del prodotto. Inoltre, non rispondono di danni né di spese sostenute come conseguenza diretta o indiretta dell’utilizzo dei prodotti. Unico obbligo, se sarà accertata la difettosità, la sostituzione della protesi.