Dott. Domenico De Fazio :: Interventi :: Seno :: Mastoplastica: aumento seno con protesi

Mastoplastica additiva

aumento_seno_mastoplastica_additiva.jpgLa mastoplastica additiva è un intervento che produce un aumento del volume delle mammelle. Questo si ottiene mediante l'introduzione di protesi mammarie. Candidate per tale operazione sono donne le cui mammelle sono sproporzionatamente piccole o che abbiano perso consistenza o siano pendule a seguito di ripetuti allattamenti, oppure che abbiano forma e volume indesiderati o che siano asimmetriche. In quei casi in cui le mammelle siano molto pendule, può essere necessario un intervento di mastopessi in aggiunta o in sostituzione della mastoplastica additiva.

ANESTESIA:
locale + sedazione / generale
DURATA INTEREVENTO:
1.3 - 2 ore
DEGENZA:
1 giorno / day surgery
RITORNO AL SOCIALE:
2 settimane


L'intervento

L'intervento può essere eseguito in anestesia generale o in anestesia locale con sedazione profonda in clinica.
L'intervento non è lungo. L'intervento di mastoplastica additiva normalmente dura 1h30 ma a seconda delle difficoltà della tecnica può avere un tempo ridotto o aumentato di 30 minuti circa.
La misura della protesi verrà discussa con il chirurgo all'incontro che precederà l'operazione. In tale sede saranno quindi considerati attentamente fattori quali le dimensioni della mammella, del torace e la costituzione generale, nonché le preferenze personali.

Tecnica
La tecnica di elezione che utilizziamo nella maggioranza dei casi è la tecnica dual-plane che consiste nell'inserimento della protesi sotto al muscolo pettorale, a asua volta separato dalla ghiandola mammaria. L' incisione cutanea di accesso di 4.5 cm migliore è quella periareolare, ma non può essere effettuata se l'areola è di dimensioni troppo piccole per poter consentire l'accesso della protesi, in tal caso la cicatrice casca a livello del solco sottomammario.
Le cicatrici per definizione sono visibili ma il nostro obiettivo deve essere quello di realizzarle nel miglior modo e nella sede migliore per far si che diventino il  meno evidente possibile. La sede migliore di una cicatrice da mastoplastica additiva è quella periareolare inferiore, cioè nella metà ineritriore dell'areola nel punto in cui la cute più scura si collega a quella più chiara. Questo perchè in questa sede la ciatrice è di migliore qualità rispetto al solco sottomammario, e perchè sono al centro del campo operatorio con un grosso vantaggio per l'operatore. Le cicatrici dopo 3-4  mesi possono già essere di ottima qualità ma come tutte le cicatrici cutanee dopo un anno giungono a stabilità.
Nei casi di mammelle con un buon parenchima ghiandolare e con associata ptosi si può utilizzare la tecnica sottoghiandolare che permette di sollevare maggiormente la mammella. In questo caso la nostra scelta è quella di utilizzare sempre la protesi rivestita di poliuretano per minimizzare il rischio di capsula di contrazione.
Il vantaggio della tecnica dual-plane consiste nel minimizzare il rischio di capsula di contrazione al massimo e di formazione del fenomeno di rippling ( onde )  che si potrebbe creare nel polo superiore della mammella con protesi sottoghiandolari. 

Materiale protesico
Le protesi che utilizziamo sono ripiene di gel di silicone coesivo. Questo per il fatto che non è liquido ma è di consistenza morbida e non cola e non modifica la sua forma. Le protesi si distinguono in due grandi categorie, rotonde  e anatomiche e possono avere proiezione diversa, bassa, media e alta. La nostra scelta sarà sempre quella di utilizzare una protesi con superfice testurizzata (superfice ruvida) o rivestita di poliuretano e utilizziamo sempre il poliuretano con la tecnica sottoghiandolare. Utilizziamo prevalentemente le protesi testurizzate al silicone con la tecnica sottomuscolare.
La durata della protesi non è prevedibile,  e non è necessario come sostengono alcuni che le protesi vadano sostituite dopo 10 anni, ma le ditte produttrici principali rilasciano la garanzia.
Nella mastoplastica additiva si possono utilizzare differenti tipi di protesi. Ciò che è fondamentale è che il chirurgo abbia conoscenza di tutti i tipi di protesi e che sappia perciò proporre ed utilizzare la migliore per ciascun caso differente. In poche parole non esite una protesi valida per tutte le stagioni. Il chirurgo che impianta sempre e solo quel tipo di protesi non ha una chiara visione dell'intervento. In base alla situazione pre-operatoria di ciascuna paziente si deve stabilire ciò che è possibile realizzare con un intervento e contemporaneamente recepire le esigenze del paziente che potrà esprimersi sulla taglia e sul tipo di forma desiderato. In base a tutto ciò si decide che tipo di protesi e che volume utilizzare e che tecnica utilizzare. Le protesi mammarie utilizzate possono perciò essere rotonde o anatomiche, a basso, medio o alto profilo,  tutte riempite di gel coesivo di silicone,  di superficie testurizzata, cioè rugosa, oppure rivestite di poliuretano. Queste ultime sono quanto di più sicuro nei confronti della rara complicanza di capsula di contrazione.

Preparazione pre operatoria

Come preparazione all'intervento sono assolutamente necessari un esame clinico, alcuni esami di laboratorio, un elettrocardiogramma e, in base al giudizio del chirurgo, una ecografia mammaria.
Bisogna evitare di prendere aspirina per 2 settimane prima e 2 settimane dopo l'intervento. L'aspirina riduce la capacità di coagulazione del sangue e può produrre complicazioni.
Alle pazienti in trattamento con contraccettivi orali si consiglia di interrompere l'assunzione di tali farmaci un mese prima dell'intervento.

Trattamento post operatorio

Per un buon esito dell'intervento è consigliabile l'utilizzo nel post-operatorio di drenaggi che servono soprattutto ad eliminare la raccolta siero-ematica all'interno della tasca in cui viene posizionata le protesi mammaria. Per questo motivo nella maggioranza dei casi di mastoplastica additiva il paziente avrà un drenaggio per uno o due giorni e questo indipendentemente dal fatto che la degenza sia in clinica o a casa dopo la dimissione. In tutti i casi il paziente eseguirà una copertura antibiotica anche a domicilio e la prima medicazione si effettuerà per rimuovere i drenaggi. Il chirurgo quindi in accordo con l'anestesista prolungherà la degenza solo in caso di complicanza come febbre o ematoma.

Percorso visite di controllo
La prima visita di controllo dipenderà dai drenaggi. In genere si rimuovono i drenaggi quando sono siero-ematici e sotto i 50 cc nelle 24 ore.
Dopo 7 giorni vengono controllate le ferite chirurgiche e si effettua la prima visita di controllo, essendo le suture riassorbibili non sarà necessario rimuovere i punti.
Dopo 30 giorni, 90 giorni e a sei mesi il chirurgo operatore controllerà la paziente presso l' ambulatorio medico.

Durante la prima settimana si dovrà limitare i sollevamenti e le spinte con le braccia per non sforzare il muscolo pettorale, si dovrà indossare il reggiseno costantemente e non bagnare la sede della cicatrice. La paziente non dovrà dormire a pancia in giù per  circa 10 giorni. La doccia potrà essere effettuata dopo la rimozione dei punti al settimo giorno.
Il dolore post-operatorio viene controllato con i normali farmaci antidolorifici e normalmente le pazienti stesse riferiscono una sensazione di fastidio e non di dolore solo se compiono movimenti azzardati con gli arti superiori.

Dopo l'intervento

Inizialmente la mammella apparirà leggermente più alta del normale. Questo in particolare quando l'impianto è sistemato al di sotto del muscolo pettorale. Nel giro di 2-3 mesi l'impianto scenderà in una posizione più naturale.

Possibili complicanze

Sanguinamento. Il sanguinamento è davvero raro, ma può verificarsi solitamente entro le prime 24 ore; in tal caso sarà necessario un ritorno in sala operatoria per rimuovere la protesi, fermare il sanguinamento, reinserire la protesi e richiudere la ferita. In ogni caso, se opportunamente trattato, un episodio di sanguinamento non causa altri inconvenienti.
Infezioni. Sono estremamente rare ma. se presenti, può essere necessario rimuovere l'impianto ed attendere alcune settimane o mesi.
Perdita di sensibilità del capezzolo. Anche essa è insolita, ma può essere causata dall'operazione e può, in rarissimi casi, essere permanente.
Indurimento. L'organismo reagisce nei confronti della protesi come con qualsiasi altro corpo estraneo, dando luogo alla formazione di una capsula fibrosa che con il tempo può tendere a costringere la protesi e darle una consistenza maggiore. Questa è la più comune complicanza a distanza della mastoplastica additiva anche se tale evenienza si è notevolmente ridotta con l'uso delle protesi a superficie rugosa o rivestite di poliuretano. Un'ulteriore riduzione di frequenza della contrazione capsulare può essere ottenuta ponendo la protesi al di sotto del muscolo pettorale ma anche in questo caso essa può presentarsi dopo mesi o anni.
Raramente questo problema richiede un intervento chirurgico, ma comunque, ai primi segni di variazione di consistenza, è opportuno consultare il chirurgo in modo da poter provvedere rapidamente con manovre esterne a farsì che la mammella riacquisti la sua naturale morbidezza. Nei casi in cui l'impianto sarà sistemato al di sotto del muscolo pettorale, i primi giorni potrebbe presentarsi una sensazione di fastidio alla superficie anteriore del torace. Questa scomparirà molto rapidamente e alla fine della prima settimana la presenza della protesi non sarà più notata dalla paziente.

Ritorno al sociale

Il lavoro e le attività sociali dovrebbero essere ridotte per almeno 1 settimana dopo l'intervento. Se il lavoro della paziente fosse tale da richiedere attività fìsica quale sollevamenti, spinte, etc., sarà necessario un periodo di convalescenza più lungo.
La guida può essere ripresa una settimana dopo l'intervento.
Potranno essere riprese le attività sportive dopo 4-6 settimane a seconda della intensità dello sforzo.



Note informative sulla protesi mammaria

Prima di sottoporsi all’intervento di mastoplastica additiva o sostituzione della protesi mammaria e’ importante ricevere le informazioni, di seguito riportate, relative ai rischi e alle possibili complicazioni per poter effettuare una scelta consapevole. I rischi e i benefici possono variare a seconda della paziente e della tecnica chirurgica utilizzata.

Rischi generici
Qualsiasi intervento chirurgico invasivo implica una serie di rischi, quali: infezione, ematoma, disestesie (cambiamenti della sensibilità), dolori post-operatori e ritardo del processo di guarigione della ferita. Fumare può aumentare considerevolmente il ritardo del processo di guarigione della ferita.

Rischi specifici

Rottura (impianti a base di gel):
la protesi può rompersi per danni provocati da strumenti chirurgici o traumi oppure per la normale usura del tempo. La rottura provoca la fuoriuscita del silicone contenuto e conseguente cambiamento di forma e consistenza della mammella, iperestesia e percezione di una massa palpabile prima non avvertita. Normalmente il gel rimane all’interno della capsula fibrosa che racchiude la protesi perché la maggiore di quelle ora in uso è costituita da un gel coesivo che si propaga con difficoltà nei tessuti. Però se la protesi rotta non viene sostituita, con il tempo il gel può espandersi nei tessuti vicini e nei linfonodi ascellari, richiedendo l’intervento chirurgico per la rimozione dell’impianto e della massa di gel, che diventa maggiormente difficoltoso.

Rottura (impianti salini): se la protesi si rompe, lascia fuoriuscire soluzione fisiologica (acqua salata), che viene di norma riassorbita dai tessuti. Anche in questo caso e’ necessario ricorrere ad un intervento chirurgico correttivo.

Contrattura capsulare: lo strato fibroso cicatriziale che si forma intorno all’impianto può subire una contrazione e comprimere l’impianto stesso causando un indurimento, una modificazione antiestetica della forma del seno e, in casi gravi, dolore. Questo rischio, con le nuove protesi a superficie tesaurizzata, è piuttosto raro come molto rare sono le reazioni gravi. Quando si presenta una contrazione pericapsulare evidente, è necessario un re-intervento per allargare di nuovo lo spazio in cui è contenuta la protesi.

Interferenza con la mammografia standard: oscurando parte del tessuto mammario, l’impianto potrebbe impedire la rigorosa precisione di una mammografia standard. Il radiologo, che esegue la mammografia, deve essere sempre informato della presenza di impianti mammari, avere esperienza delle tecniche specifiche e disporre delle attrezzature adatte per l’imaging dei seni con impianti (che normalmente richiedono una lastra in più per seno).

Calcificazione: raramente è possibile che si formino dei depositi di calcio nei tessuti adiacenti l’impianto che provoca indurimento e dolore. Questo deposito in alcuni casi può rassomigliare a quello associato al carcinoma mammario precoce.

Pliche e pieghe: sulla superficie dell’impianto possono formarsi pliche, che potrebbero rendersi visibili sulla superficie della pelle a seconda di come l’impianto è posizionato e del punto in cui si sono formate.
Pliche di grandi dimensioni, o pieghe, rischiano di irritare o danneggiare i tessuti circostanti. Le pieghe possono anche cedere e provocare la conseguente rottura e deflazione dell’impianto.

Rotazione dell’impianto: questa complicanza riguarda le protesi di tipo anatomico: potrebbero ruotare e necessitare di re-intervento per correggere il difetto.

Cambiamenti della sensibilità: l’impianto può influire sulla sensibilità, che tende ad aumentare o diminuire temporaneamente o in maniera definitiva.

Estrusione: in casi rari, l’impianto può comprimere i tessuti sovrastanti assottigliandoli fino a rimanere esposto. Questo fenomeno si manifesta con maggiore probabilità quando le eccessive dimensioni della protesi causano compressione ischemica (insufficiente circolazione sanguigna) e morte dei tessuti. Anche il fumo, ritardando la cicatrizzazione, può provocare l’estrusione dell’impianto.

Insoddisfazione per i risultati estetici: può essere causata da deformità cicatriziali, spostamento dell’impianto, dimensioni inadeguate, asimmetria, forma non rispondente alle attese, palpabilità dell’impianto, ptosi e sensazione di sciacquio nelle protesi saline.

Diffusione dei gel (impianti a base di gel): minime quantità di silicone potrebbero diffondersi o trasudare attraverso la parete dell’impianto. Tale constatazione in donne con o senza impianti mammari – il silicone è utilizzato in numerosi prodotti di largo consumo medicati – rimane una scoperta accidentale senza un significato certo.

Rimozione: gli impianti mammari non devono esser considerati dei dispositivi perenni; interventi chirurgici correttivi potrebbero rendersi necessari in qualsiasi momento, espianto incluso per le complicazioni più gravi.


Ricerche sui rischi connessi all’impianto di protesi mammarie
Oltre ai suddetti rischi di cui si conosce l’esistenza, molti interrogativi sono emersi sulla possibilità che gli impianti mammari a base di silicone possano causare carcinoma mammario, malattie auto-immuni e particolari patologie dei tessuti connettivi. Medici, chirurgi plastici, reumatologi e la AMA (American Medical Association) hanno sottolineato la mancanza di elementi che colleghino gli impianti in silicone con l’insorgenza di patologie dei tessuti connettivi. Inoltre diversi studi sono stati in grado di fornire una serie di dati preliminari rassicuranti, a dimostrazione che non esiste connessione tra impianti mammari in silicone, tumore e patologie dei tessuti connettivi.

Ulteriori informazioni
Oltre alle suddette informazioni, il chirurgo è disponibile a discutere con la paziente su rischi e benefici delle procedure chirurgiche attuabili nel singolo caso e alternative all’impianto mammario.

Garanzia delle case produttrici
Le case produttrici assicurano un’adeguata cura nella realizzazione e produzione delle protesi, ma non garantiscono risultati positivi né escludono esiti negativi dopo l’impiego del prodotto. Inoltre, non rispondono di danni né di spese sostenute come conseguenza diretta o indiretta dell’utilizzo dei prodotti. Unico obbligo, se sarà accertata la difettosità, la sostituzione della protesi.

Photogallery intervento