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Mastopessi

tl_files/interventi/seno_mastopessi.jpgLa mastopessia è un intervento predisposto per il rimodellamento e il sollevamento della mammella senza riduzione o aumento di volume.
L'operazione prevede un rimodellamento del tessuto mammario con spostamento dell'areola in una posizione più alta con un aumento della consistenza della mammella e mediante una riduzione del tessuto cutaneo. La mastopessi non comporta un aumento di dimensione delle mammelle; qualora fosse richiesto un aumento di volume l'intervento potrà essere combinato con l'inserimento di protesi mammarie.

ANESTESIA:
generale
DURATA INTEREVENTO:
2 - 3 ore
DEGENZA:
1 giorno / day surgery
RITORNO AL SOCIALE:
2 settimane


L'intervento

Quantunque non sia nota quanto la mastoplastica additiva o riduttiva, la mastopessi è un intervento richiesto molto frequentemente. L'intervento viene eseguito presso una clinica e il ritorno a casa è prevedibile il giorno dopo o in giornata.

L'operazione sarà effettuata in anestesia generale con la paziente completamente addormentata, potrà eventualmente variare a secondo dei desideri della singola paziente e del giudizio dell'anestesista.

Misure e disegni, che sono una parte essenziale dell'operazione, sono eseguiti prima che la paziente venga addormentata, in posizione eretta in piedi o seduta. Rappresentano una guida per le incisioni durante l'intervento quando la paziente è in posizione supina.

L'operazione consiste nella rimozione di parte della cute della mammella, uno spostamento verso l'alto dell'areola-capezzolo e in un rimodellamento dei rimanenti tessuti in una configurazione più alta per ottenere così una maggiore consistenza. Se è necessario utilizzare delle protesi, esse vengono inserite a questo punto. Le incisioni sono suturate con materiale di sutura riassorbibile in modo da non dover rimuovere i punti.
Le cicatrici lasciate da questo intervento divengono meno evidenti con il tempo ma sono permanenti. Secondo le necessità del rimodellamento e la tecnica impiegata si può avere solo una cicatrice periareolare oppure in associazione una cicatrice verticale o, se necessario, anche una cicatrice nel solco sottomammario; di quest'ultima può essere prevista approssimativamente la lunghezza in fase preoperatoria. Non vi sono cicatrici al di sopra dell'areola nel quadrante superiore della mammella. Generalmente vengono applicati i drenaggi per evitare una raccolta siero-ematica all'interno della mammella.

Preparazione pre operatoria

Evitare di assumere aspirina o tarmaci che la contengano per 2 settimane prima e 2 settimane dopo l'intervento.
Alle pazienti in trattamento con contraccettivi orali si consiglia di interrompere l'assunzione di tali farmaci un mese prima dell'intervento.

Trattamento post operatorio

La medicazione verrà rimossa dal medico e non deve essere rimossa e/o bagnata dalla paziente. Dopo 24-48 ore verranno rimossi i drenaggi aspirativi.
È consigliabile nelle 2 settimane successive all'operazione non sollevare le braccia sulla testa, evitare qualsiasi sforzo fisico e dormire in posizione prona.
Docce, bagni sono consentiti dopo la rimozione delle medicazioni, generalmente dopo 1 settimana. Il trattenersi a lungo nella vasca da bagno non è consigliabile.

Dopo l'intervento

Dolore. Il dolore è raramente intenso; molto più comunemente è presente un senso di fastidio ma comunque vengono sempre prescritti analgesici da assumere durante il periodo di ospedalizzazione ed a casa.

Gonfiore. È sempre presente dopo l'intervento e si riduce gradualmente fino a scomparire completamente. Un modico grado di edema potrebbe persistere per qualche settimana o qualche mese. Subito dopo  l'intervento viene fatto indossare un reggiseno confortevole del tipo utilizzato per attività sportiva e che dovrà essere indossato notte e giorno per 3 mesi. Un reggiseno del tipo necessario può essere fornito dal proprio medico. La medicazione verrà effettuata dopo 1 settimana. 

Possibili complicanze

Le complicanze sono rare e generalmente rispondono con prontezza a un trattamento appropriato senza effetti sfavorevoli sul risultato finale dell'operazione.

Sanguinamento. Se si verifica sanguinamento dopo l'operazione, il sangue può accumularsi nella mammella e richiederà l'apertura di una delle ferite al fine di rimuovere il sangue accumulato e prevenire ulteriori sanguinamenti.
Infezioni. Queste si verificano molto raramente e generalmente rispondono bene al trattamento antibiotico.
Perdita di sensibilità del capezzolo. Questa è rara e temporanea ed è previsto che la sensibilità si riacquisti quasi completamente con il tempo. In rare occasioni essa può essere permanente.

Occasionalmente può essere necessario una revisione di qualche cicatrice al fine di ottenere un risultato estetico ottimale. La revisione è un intervento minore e può essere eseguita in anestesia locale, ambulatorialmente, dopo sei mesi almeno.

Ritorno al sociale

Il lavoro e le attività sociali dovrebbero essere ridotte per almeno 2 settimane dopo l'intervento. Se il lavoro della paziente fosse tale da richiedere attività fisica quale sollevamenti, spinte, etc., sarà necessario un periodo di convalescenza più lungo.
Potranno essere riprese le attività sportive dopo 3 settimane per quanto riguarda attività più intense sarà preferibile attendere per lo meno 6 settimane.
La guida dell'automobile, le abituali attività domestiche, l'attività sessuale potranno essere riprese dopo 1 settimana.

Note informative sulla protesi mammaria

Prima di sottoporsi all’intervento di mastoplastica additiva o sostituzione della protesi mammaria e’ importante ricevere le informazioni, di seguito riportate, relative ai rischi e alle possibili complicazioni per poter effettuare una scelta consapevole. I rischi e i benefici possono variare a seconda della paziente e della tecnica chirurgica utilizzata.

Rischi generici
Qualsiasi intervento chirurgico invasivo implica una serie di rischi, quali: infezione, ematoma, disestesie (cambiamenti della sensibilità), dolori post-operatori e ritardo del processo di guarigione della ferita. Fumare può aumentare considerevolmente il ritardo del processo di guarigione della ferita.

Rischi specifici

Rottura (impianti a base di gel):
la protesi può rompersi per danni provocati da strumenti chirurgici o traumi oppure per la normale usura del tempo. La rottura provoca la fuoriuscita del silicone contenuto e conseguente cambiamento di forma e consistenza della mammella, iperestesia e percezione di una massa palpabile prima non avvertita. Normalmente il gel rimane all’interno della capsula fibrosa che racchiude la protesi perché la maggiore di quelle ora in uso è costituita da un gel coesivo che si propaga con difficoltà nei tessuti. Però se la protesi rotta non viene sostituita, con il tempo il gel può espandersi nei tessuti vicini e nei linfonodi ascellari, richiedendo l’intervento chirurgico per la rimozione dell’impianto e della massa di gel, che diventa maggiormente difficoltoso.

Rottura (impianti salini): se la protesi si rompe, lascia fuoriuscire soluzione fisiologica (acqua salata), che viene di norma riassorbita dai tessuti. Anche in questo caso e’ necessario ricorrere ad un intervento chirurgico correttivo.

Contrattura capsulare: lo strato fibroso cicatriziale che si forma intorno all’impianto può subire una contrazione e comprimere l’impianto stesso causando un indurimento, una modificazione antiestetica della forma del seno e, in casi gravi, dolore. Questo rischio, con le nuove protesi a superficie tesaurizzata, è piuttosto raro come molto rare sono le reazioni gravi. Quando si presenta una contrazione pericapsulare evidente, è necessario un re-intervento per allargare di nuovo lo spazio in cui è contenuta la protesi.

Interferenza con la mammografia standard: oscurando parte del tessuto mammario, l’impianto potrebbe impedire la rigorosa precisione di una mammografia standard. Il radiologo, che esegue la mammografia, deve essere sempre informato della presenza di impianti mammari, avere esperienza delle tecniche specifiche e disporre delle attrezzature adatte per l’imaging dei seni con impianti (che normalmente richiedono una lastra in più per seno).

Calcificazione: raramente è possibile che si formino dei depositi di calcio nei tessuti adiacenti l’impianto che provoca indurimento e dolore. Questo deposito in alcuni casi può rassomigliare a quello associato al carcinoma mammario precoce.

Pliche e pieghe: sulla superficie dell’impianto possono formarsi pliche, che potrebbero rendersi visibili sulla superficie della pelle a seconda di come l’impianto è posizionato e del punto in cui si sono formate.
Pliche di grandi dimensioni, o pieghe, rischiano di irritare o danneggiare i tessuti circostanti. Le pieghe possono anche cedere e provocare la conseguente rottura e deflazione dell’impianto.

Rotazione dell’impianto: questa complicanza riguarda le protesi di tipo anatomico: potrebbero ruotare e necessitare di re-intervento per correggere il difetto.

Cambiamenti della sensibilità: l’impianto può influire sulla sensibilità, che tende ad aumentare o diminuire temporaneamente o in maniera definitiva.

Estrusione: in casi rari, l’impianto può comprimere i tessuti sovrastanti assottigliandoli fino a rimanere esposto. Questo fenomeno si manifesta con maggiore probabilità quando le eccessive dimensioni della protesi causano compressione ischemica (insufficiente circolazione sanguigna) e morte dei tessuti. Anche il fumo, ritardando la cicatrizzazione, può provocare l’estrusione dell’impianto.

Insoddisfazione per i risultati estetici: può essere causata da deformità cicatriziali, spostamento dell’impianto, dimensioni inadeguate, asimmetria, forma non rispondente alle attese, palpabilità dell’impianto, ptosi e sensazione di sciacquio nelle protesi saline.

Diffusione dei gel (impianti a base di gel): minime quantità di silicone potrebbero diffondersi o trasudare attraverso la parete dell’impianto. Tale constatazione in donne con o senza impianti mammari – il silicone è utilizzato in numerosi prodotti di largo consumo medicati – rimane una scoperta accidentale senza un significato certo.

Rimozione: gli impianti mammari non devono esser considerati dei dispositivi perenni; interventi chirurgici correttivi potrebbero rendersi necessari in qualsiasi momento, espianto incluso per le complicazioni più gravi.


Ricerche sui rischi connessi all’impianto di protesi mammarie
Oltre ai suddetti rischi di cui si conosce l’esistenza, molti interrogativi sono emersi sulla possibilità che gli impianti mammari a base di silicone possano causare carcinoma mammario, malattie auto-immuni e particolari patologie dei tessuti connettivi. Medici, chirurgi plastici, reumatologi e la AMA (American Medical Association) hanno sottolineato la mancanza di elementi che colleghino gli impianti in silicone con l’insorgenza di patologie dei tessuti connettivi. Inoltre diversi studi sono stati in grado di fornire una serie di dati preliminari rassicuranti, a dimostrazione che non esiste connessione tra impianti mammari in silicone, tumore e patologie dei tessuti connettivi.

Ulteriori informazioni
Oltre alle suddette informazioni, il chirurgo è disponibile a discutere con la paziente su rischi e benefici delle procedure chirurgiche attuabili nel singolo caso e alternative all’impianto mammario.

Garanzia delle case produttrici
Le case produttrici assicurano un’adeguata cura nella realizzazione e produzione delle protesi, ma non garantiscono risultati positivi né escludono esiti negativi dopo l’impiego del prodotto. Inoltre, non rispondono di danni né di spese sostenute come conseguenza diretta o indiretta dell’utilizzo dei prodotti. Unico obbligo, se sarà accertata la difettosità, la sostituzione della protesi.

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